Milano — Dal 2011
Tredici anni di progetti, clienti e decisioni difficili. Nessuna formula, nessuna promessa facile.
La nostra storia inizia con un rifiuto:
non fare lavoro decorativo.
Nel 2011 apriamo in un appartamento di Brera con tre clienti, un computer e un punto di vista scomodo: il design non serve a rendere le cose più belle, serve a renderle più vere. Quella convinzione ha guidato ogni progetto da allora — da Lambrate a Lisbona, da uno stand fieristico a un sistema di identità distribuito su quaranta mercati.
Chi lavora qui — quattro persone, nessun account.
Formato al Politecnico di Milano, poi tre anni da Pentagram a Londra. Lavora su sistemi di identità complessi e su come un'immagine sopravvive alla scala.
Viene dal giornalismo. Scrive brief che i clienti non si aspettano e che cambiano la direzione del progetto prima ancora di iniziare a disegnare.
Costruisce i sistemi animati e le interfacce. Crede che il movimento debba avere un significato, non un'animazione.
Coordina fornitori, stampa, fotografi e tempi. Il suo lavoro è quello che rende reale tutto il resto.
"Studio Brera ha ridisegnato non solo la nostra identità visiva — ha cambiato il modo in cui parliamo di noi stessi ai mercati esteri. Il fatturato estero è cresciuto del 34% nell'anno successivo al lancio."